“Lotta tra poveri” o “Prima gli italiani”. Casalotti, i rom, la rabbia e lo specchietto per le allodole



Si avvicinano le elezioni europee e a Roma esplodono le periferie, da sud a nord. Il nemico, più gridato che reale, è il vituperato “sporco popolo rom, abituato a vivere in mezzo ai liquami, a commettere furti e ruberie. Delinquenti per natura, ce l’hanno nel dna” dicono i cittadini delle periferie. Dopo Torre Maura e Casal Bruciato, anche su Casalotti, nord della capitale, soffia il vento di Casapound. Il 10 aprile scorso trecento cittadini (il quartiere ne conta 45mila in tutto) sotto la guida di esponenti dell’ultradestra sono scesi in corteo per protestare contro il presunto vociferato arrivo dei rom nei centri di accoglienza della zona, il Centro Acisel per i rifugiati di via Verzuolo e il Centro Enea via di Boccea.

In piazza molti rifiutano etichette politiche. Del resto, dicono i militanti dell’ultradestra, “questa è una manifestazione dei cittadini e noi siamo qui senza bandiere”. Salvo dichiarare apertamente la propria identità al megafono della manifestazione: “Questa è Casalotti, questo è il nostro quartiere, questa è Caspound Italia!”. Non manca neppure qua e là qualche tartaruga frecciata. Rom, specchietto per le allodole per chi fomenta la rabbia?

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“È una lotta fra poveri” dicono dall’altra parte,  500 metri più in là. In piazza Ormea c’è l’altra faccia della città, radunata da Anpi, Cgil e sigle della sinistra. Un presidio antifascista per una società inclusiva, perché “la lotta fra poveri la vincono i ricchi”, una piazza che rifiuta la riduzione dei problemi del quartiere al tema dell’accoglienza e l’uso strumentale che le destre fanno del malcontento fra i cittadini.