Luciana Castellina: “Dobbiamo ricostruire l’Europa. Il Pd di Zingaretti? Nessuna autocritica su Jobs Act e politiche di Minniti”



Luciana Castellina, giornalista e militante storica, già nella direzione nazionale di Sinistra Italiana, si è candidata con Syriza per le Europee 2019. Una proposta che è arrivata dalla Grecia, “dallo stesso Tsipras”, in virtù della vicinanza che l’Italia ha mostrato ad Atene nel momento di maggiore tensione a causa della imposizioni economiche dell’Europa. Luciana Castellina, infatti, non solo era in piazza nel 2015 ma ha seguito come giornalista i fatti del 1967 quando, durante il colpo di stato dei colonnelli, è stata arrestata e espulsa.

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Luciana Castellina parlando con Servizio Pubblico affronta il nodo dell’unità europea: “è un progetto che era nato bene a Ventotene, fatto dai confinati antifascisti. Quel manifesto ha ispirato la Costituzione italiana ma per niente la formazione della comunità europee”. I motivi sono da cercarsi in una unione basata solo sul mercato, e su una opinione pubblica frammentata, “giocata un pezzo contro l’altro”.

Un’unità che sembra lontana anche a sinistra perché “bisogna capire cosa si intenda per sinistra”. Sul tentativo di unione da parte di Nicola Zingaretti, e sul nuovo Partito Democratico, Castellina pensa che non ci sia stata nessuna forma di autocritica, come invece ha fatto la SPD in Germania. Ovvero riunirsi, fare una discussione interna sul  perché avessero perso tanti voti e sono arrivati alla conclusione che hanno perso consensi per la riforma del welfare della Hartz IV del cancelliere socialdemocratico Schröder. Questo non è accaduto nel Pd, “a Zingaretti non gli ho sentito dire una parola di autocritica per quello che ha fatto Minniti con i migranti, non molto meglio di quello che ha fatto Salvini, sul Jobs Act e poi in prima fila c’è Calenda“.

Periferie, disuguaglianze ed estrema destra

Perché si stanno affermando le destre estreme? Miseria e un lavoro “difficile da difendere” perché tutto sminuzzato in centomila mestieri precari, dove prima c’era una grande “classe operaia che stava nelle fabbriche ed era facile da rappresentare” portano a fare la cosa più semplice “prendersela con gli altri”.

“C’è da domandarsi se è ancora possibile la democrazia – ragiona Castellina – quando i pareri delle persone sono dati spingendo un bottone senza una partecipazione reale alla discussione dei loro problemi. Pensare che la democrazia possa reggere con tutti che stanno chiusi in casa a dire la prima cosa istintiva senza essersi confrontati con gli altri, questa è pura demagogia