Lega al sud: in Basilicata i potentati del petrolio hanno scelto Matteo Salvini



Servizio Pubblico torna con una nuova puntata del suo speciale sulla Lega al sud firmato da Guido Ruotolo: un viaggio nei territori dove alla corte di Salvini siedono anche gli impresentabili, che questa volta fa tappa in Basilicata.


È vero, i numeri sono quelli e dunque se la Lega arriva al 20% dei consensi vuol dire che ha preso i voti da altri partiti, da altre liste. Per esempio, i Cinque Stelle e il Pd. Ma non è questo il punto. Nella bianca e nera Basilicata dove si governa con il welfare del petrolio, i passaggi di bandiera sono stati impressionanti. Sindaci, consiglieri prima ancora che elettori hanno fiutato l’aria e si sono catapultati a votare la Lega di Matteo Salvini.
Viggiano è un piccolo paese di 3.400 anime e tanto petrolio. Sembra di stare in Texas, di rivedere scene de “Il Gigante”. Con le royalties che riceve dalle compagnie petrolifere è il comune tra i più ricchi d’Italia se non il più ricco. E il suo sindaco ha passato le rive del fiume da una parte all’altra diventando leghista e facendo eleggere il fratello al Consiglio Regionale della Basilicata

Non è il solo Amedeo Cicala, ci sono anche altri sindaci che sono passati al centrodestra abbandonando il centrosinistra che per un quarto di secolo ha governato la Regione. Abbandonando soprattutto Marcello Pittella il governatore caduto in disgrazia per via di una misura di custodia cautelare nella inchiesta “concorsopoli”  della Procura di Potenza.

 

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Tra i primi a essere “attratti” dalla Lega è stato nell’estate scorsa il sindaco del Pd di San Chirico Raparo, Claudio Borneo, all’indomani degli arresti della magistratura.

Notabilati, potentati economici, lobbies hanno scelto Matteo Salvini. E adesso che il Centro Olii di Viggiano è tornato a produrre l’oro nero, dopo due anni di tormenti giudiziari, arrivano fiumi di milioni nelle casse della Regione e dei comuni. Tra questi ultimi, Viggiano fa la parte del leone.

«Ė solo il chiacchiericcio di una campagna elettorale che puntava a delegittimarmi, a presentarmi come uno incoerente. L’unica tessera di partito che ho avuto in tasca è stata quella di Forza Italia, nel 2010. Non mi sono candidato alle Regionali solo perché fino a poche ore prima della presentazione delle liste ero il candidato a Governatore del centrodestra. Poi Roma ha scelto il generale Vito Bardi e noi abbiamo deciso a quel punto di candidare mio fratello».

 

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Amedeo Cicala ripudia il suo passato: «Con Marcello Pittella ho avuto solo rapporti istituzionali. Lui presidente della Regione Basilicata, io sindaco di Viggiano. Cambiare classe dirigente dopo tanti anni è una vitale manifestazione di democrazia».

Non che Pittella sia diventato un “appestato”, un “impresentabile”, visto che nonostante che nell’estate scorsa sia finito nella rete della magistratura per una inchiesta giudiziaria, si è ripresentato alle Regionali con una sua lista apparentata con il centrosinistra risultando il primo degli eletti in assoluto con oltre ottomila preferenze (ne ha prese 8.803). E terzo degli eletti è stato Carmine Cicala, fratello del sindaco di Viggiano, che ha raggiunto 4.420 preferenze

Ma oggettivamente chi fa scelte così radicali ha difficoltà a riconoscere le scelte di ieri. E nonostante smentisca, alle primarie del Pd del 2013 si ritrovò con Realtà Italia, camera di compensazione di riciclati del centrodestra attratti da Marcello Pittella. E suo fratello Carmine è stato anche candidato con l’Asinello di Prodi.

Poi si è candidato alle Provinciali con una lista collegata al candidato del centrosinistra diventando il 4 settembre del 2017 nuovo vicepresidente della Provincia di Potenza.

 

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Dunque, fatti suoi se non riconosce un trascorso politico poco equivoco. E questo comportamento gattopardesco racconta di un sud sempre filogovernativo, che sale sul carro del vincitore, che non conosce steccati ideologici o valori etici e morali insuperabili.

Da esponente politico “antitrivelle”, da quando è sindaco di Viggiano ha saputo tessere trame e rapporti più che positivi con l’Eni, diventando feudatario della Val d’Agri. Lui giustifica i cambiamenti di squadra, di campo con «il sano rapporto che i sindaci hanno con i territori».

Questa è una parte della mela del potere. Cicala ha scommesso sul suo lato oscuro prima che i riflettori elettorali lo premiassero.

In fondo il Sud è un grande giocatore d’azzardo. Punta le sue fiches sui cavalli di razza  che riescono, magari in dirittura d’arrivo, a staccare tutti. Ma il vincitore Salvini può anche “rompere” prima di arrivare al traguardo.

 

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