Salvini, un ministro di distrazione di massa



Salvini superstar. Ieri il Capitano è stato ospite di Giovanni Floris a DiMartedì e nonostante la contemporaneità di un partitone come Juve-Ajax i dati Auditel dicono che la trasmissione su La7 ha retto e mantenuto le medie delle scorse puntate. Un segno della popolarità di Salvini.

Quello che conta invece è che il milione e mezzo di telespettatori che si è gustato l’esibizione del leader della Lega ha avuto la possibilità di apprezzare l’intero campionario di fregnacc… ehm, la raffinata tecnica comunicativa del personaggio. Che prevede sostanzialmente due tattiche: negare, negare, negare anche l’evidenza come il marito beccato al letto dalla moglie con l’amante e, se la situazione è disperata (ma non seria), buttarla in caciara. Perché confida nel fatto che i tempi della tv (così come la necessità dei conduttori di mantenere buoni rapporti con le controparti) non consentono adeguati approfondimenti.

Facciamo un esempio. «Ci sono 119mila persone che si sono liberate dalla gabbia della Legge Fornero» grazie a Quota 100, ha annunciato trionfante Salvini. Che poi però ha voluto strafare annunciando che la sua riforma creerà lavoro per centomila giovani.

Il punto, però, non è il numero assoluto di posti di lavoro, ma un’altra cosa che si chiama coefficiente di trasformazione. Ovvero, quanti posti verranno occupati per quelli che andranno in pensione? Perché è evidente che se per tre che vanno in pensione si crea un solo posto di lavoro allora l’intero sistema del lavoro italiano ci perde, non ci guadagna.

Il Documento di Economia e Finanza che il suo ministro dell’Economia ha appena licenziato su questo è abbastanza chiaro: «A fronte di una cessazione nel 2019 di 100 mila dipendenti pubblici, concentrata negli ultimi cinque mesi dell’anno, l’ipotesi di turn-over sarebbe pari 35 per cento». Il che significa circa 35mila assunzioni. Due terzi dei posti di lavoro lasciati verranno bruciati.

Ma a Salvini «le percentuali interessano fino ad un certo punto» anche se aumenterà la disoccupazione. Secondo lui è perché «grazie al Reddito di Cittadinanza aumenta la platea di quelli che cercano lavoro» ma il tasso di disoccupazione si ottiene come rapporto percentuale tra la popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione e le forze di lavoro. Il DEF, tanto per gradire, dice anche che parallelamente diminuirà il numero degli occupati.

E i Rom? Salvini ieri sera ha “scoperto” che il 90% dei Rom in Italia vive proprio come gli italiani: in una casa. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il ministro parlava di censimenti su base etnica. Rimane quindi il problema di quei ventimila che vivono nei campi.

Prima risposta: «Io di mantenere gente che educa i figli al furto sono stufo». Ok, e quindi?

Seconda risposta: «Tanti sindaci i campi Rom li hanno chiusi, a chi ha diritto è stata data una casa a chi non ha diritto è stata data una pacca sulla spalla». Ah, allora diamo casa ad alcuni? Questa è la soluzione?

No, perché arriva anche la terza risposta: «Ci sono cinque milioni di italiani poveri e devo dare la casa ai Rom?». Ma come, non avevano abolito la povertà?

Come si capisce, non si tratta di risposte argomentate o soluzioni, ma slogan che vanno bene per beccarsi un applauso in tv. E infatti subito dopo il ministro ha tenuto a farci sapere che aumenterà le pene per chi spaccia cocaina e che lui i campi li andrà a chiudere e tanti saluti. Spostando così il problema magari a cento metri di distanza, ma intanto la faccia brutta vale voti.

Insomma, Salvini è fatto così: ha delle idee, ma se non vi piacciono ne ha delle altre. La strategia del finto tonto funziona da paura in campagna elettorale. Poi però si governa, ed è esattamente lì che finisci nei guai.

Animazione di Lapo Tirelli

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