AFD: chi sono i negazionisti dell’Olocausto alleati di Salvini



Quando Luigi Di Maio ha detto di essere preoccupato per la “deriva di ultradestra a livello europeo con forze politiche che faranno parte del gruppo politico con cui si alleerà la Lega”, tutti si sono voltati verso Alternativa per la Germania.

Il bisministro e vicepremier ha accusato il partito che fu dei professori antieuro di essere “uscito dall’Europarlamento quando si commemorava l’Olocausto”, ma le cose sono andate in maniera un pochino differente: i deputati regionali di AFD in Baviera hanno abbandonato l’aula lo scorso gennaio durante il discorso di una sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, Charlotte Knobloch, che ha criticato le posizioni negazioniste assunte da diversi esponenti del partito, la loro minimizzazione dei crimini commessi dalla Germania di Adolf Hitler, le loro visite organizzate all’interno dei campi nazisti, nel corso delle quali diversi deputati dell’AfD hanno messo in discussione l’esistenza stessa delle camere a gas” e ha detto di ritenere la democrazia in pericolo per l’avvento dell’ultradestra.

Il partito fondato dall’economista Bernd Lucke con l’obiettivo di ottenere l’uscita della Germania dall’Unione Europea è stato poi abbandonato sia da lui che da Frauke Petry, che voleva portarlo su posizioni più moderate. E forse proprio per questo AFD ha eletto 94 deputati al Bundestag. Grazie, hanno raccontato La Stampa (in un articolo di Francesca Sforza) e Repubblica (in un pezzo firmato da Tonia Mastrobuoni), anche a personaggi come il leader in Turingia, Bjoern Hoecke, uno che ha detto che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento berlinese all’Olocausto è “una vergogna”.

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O come Alexander Gauland, che ha rivendicato “il diritto di essere fieri delle imprese dei soldati tedeschi in due guerre mondiali”. Oppure come il giurista di Dresda Jens Meier, che tra le sue affermazioni più note registra quella secondo cui “i tedeschi dovrebbe finirla con questo culto della colpa” sulla Shoah. O ancora come Wilhelm von Gottberg, ex poliziotto, ex Cdu, convinto che l’Olocausto sia stato “un utile strumento per criminalizzare i tedeschi”. E poi c’è anche Enrico Komning, eletto in Meclemburgo-Pomerania, che su Facebook si è vantato di cantare la prima strofa nazista dell’inno tedesco con la figlia. Di esempi ce ne sarebbero tanti altri, ma prima bisognerebbe ricordare a Di Maio che sì, Salvini, sta cercando di costruire un’alleanza per l’eurogruppo con l’AFD, ma attualmente Joerg Meuthen, membro del partito tedesco, è iscritto a Strasburgo nell’EFDD, ovvero lo stesso gruppo del MoVimento 5 Stelle e dell’Ukip. Proprio lui oggi ha detto: “Noi non siamo anti-semiti. Noi siamo amici di Israele abbiamo un gruppo di ebrei al nostro interno: non c’è anti-semitismo. Certo che condanno il nazismo, non abbiamo nulla a che fare con chi non lo condanna, e in Germania ce ne sono pochissimi”.

Senza contare che Marine Le Pen si potrebbe anche offendere. E’ vero che da quando ha cambiato il nome al suo Fronte si è data una ripulita, ma è anche vero che per un certo periodo presidente fu Jean-François Jalkh, uno che, citando l’autorità del noto negazionista Robert Faurisson, diceva che le camere a gas non erano mai esistite. Così come il vecchio Jean Marie, papà di Marine, per il quale le camere a gas erano un semplice “dettaglio storico della Seconda guerra mondiale”. E resta anche un problema di fondo. Ma se il tuo alleato è sua volta alleato con un negazionista e ti preoccupa, perché tu ci governi insieme?

(Animazione di Lapo Tirelli)

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