Arrestato Antonio Vaccarino, l’ex sindaco 007 che scriveva i pizzini a Matteo Messina Denaro



L’accusa è pesantissima: aver passato notizie riservate su alcuni mafiosi trapanesi a boss mafiosi della cerchia di Matteo Messina Denaro. Per questo, nella mattinata di oggi, sono finiti in manette Marco Zappalà, ufficiale dei carabinieri in servizio presso la DIA di Caltanissetta  e Giuseppe Barcellona, appuntato dei carabinieri in servizio a Castelvetrano, la roccaforte del boss latitante. Ma il nome che fa più rumore dell’intera operazione è quello di Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano già al centro di una vicenda processuale relativa al traffico internazionale di droga e successivamente diventato confidente di primo piano dei servizi segreti. In questa veste a partire dal 2007 era riuscito addirittura ad “agganciare” il superboss latitante, avviando una corrispondenza con Matteo Messina Denaro durata due anni.
I giudici contestano ai due carabinieri la rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a un sistema informatico. Vaccarino dovrà invece di favoreggiamento aggravato.

Secondo la ricostruzione pubblicata da La Repubblica è stato Zappalà a passare notizie riservate: il 7 marzo 2017 avrebbe incontrato Vaccarino in un cinema di Castelvetrano e successivamente gli avrebbe spedito per mail la fotografia dell’intercettazione ricevuta dal collega Giuseppe Barcellona. Le microspie avrebbero anche registrato un colloquio del giorno successivo in cui il boss Vincenzo Santangelo, secondo i giudici destinatario della fuga di notizie, riceve un documento da Vaccarino che gli rivolge queste parole: “Con l’uso che sai di doverne fare e con la motivazione che la tua intelligenza sai che mi spinge”.

Gli scenari che si aprono, a questo punto, sono inquietanti: Vaccarino ha agito davvero nell’interesse dello Stato nel suo periodo di collaborazione con i Servizi o ha sempre operato negli interessi di Cosa Nostra, facendo il doppiogioco?

In questa intervista esclusiva realizzata da Walter Molino per Servizio Pubblico Antonio “Svetonio” Vaccarino racconta come nacque la corrispondenza con Matteo Messina Denaro e ricostruisce perché i Servizi segreti non avvisarono immediatamente la magistratura sul contatto in corso.