Chi è l’anti-Salvini?



Mi chiedo se Salvini rappresenti una malattia di stagione, un inciampo nel progresso della storia umana, un momento di buio che passerà. Soprattutto mi chiedo se sia sufficiente rispondere alla demagogia populista con la denuncia dell’incompetenza grillina e del “cattivismo” leghista, sempre eludendo le questioni strutturali che sono dietro questa deriva dello spirito pubblico. Ecco cosa mi turba: l’adrenalina che si scarica nella cabala dei sondaggi dove vibra la fiammella di una speranza: che il Pd prenda uno zero per cento in più ai Cinquestelle nel voto europeo.

Ecco, io avverto il rischio per la sinistra di inseguire gli aquiloni, di continuare ad essere una allusione a qualcosa di vago, che fa un poco di autocritica ma non tanto, che dice cambiamo ma non dice cosa, che cita Papa Francesco come i biglietti dei baci perugina. Spero non mi si consideri un disfattista se ragiono così. Noi siamo ancora dentro il cratere di una crisi di società che ha visto implodere l’intero mappamondo, la crisi economica e le politiche di austerità hanno sfigurato il volto dell’Europa, l’Occidente è tornato Far West, la crisi ambientale proietta su un futuro non lontano le sue ombre catastrofiche, il patriarcato ormai detronizzato si vendica della libertà delle donne con le molestie di massa, gli stupri seriali, di gruppo, etnici e interetnici e con il femminicidio. Ovviamente penso che sia giusto, anzi sacrosanto, offrire al Paese il racconto di un governo proteso al marketing elettorale, arruffone ed equilibrista, abile nel cogliere la violenza dell’insicurezza personale e collettiva, ma capace solo di trasformarla in guerra tra i poveri.

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In fondo il razzismo, prima di costituire un principio di disumanità, prima ancora di essere odio e inciviltà, non è altro che una forma di organizzazione del mercato del lavoro. La sinistra per battere Salvini non deve attendere che arrivi Simone a Torre Maura, forte dei suoi quindici anni e delle sue parole luminose e implacabili contro i bulli di Casa Paund. Certo, finalmente un’immagine bella contro le maschere oscene dell’intolleranza che si è fatta Stato. Ma attenzione a pensare che basti l’educazione del civismo a battere la maleducazione sovranista. Non basta il bambino della fiaba che dice “il Re è nudo”: la forza della destra si fonda sulla evanescenza della proposta di alternativa. Parlo del Pd di ieri e di oggi e spero non di domani. Cari compagni qui non c’è una rivincita come al tavolo del poker, quando e se arrivano le carte giuste.

Salvini non è solo una maschera dell’Italietta guascona e guappa, squadrista e affarista. Lui è una egemonia culturale che si esercita nel vuoto di un discorso di verità su cosa è accaduto, che dica quanti e quali guasti produce alla vita e al suo decoro la spudorata diseguaglianza di questo modello a-sociale. Qui dove la precarietà si è fatta legge e si è elevato il profitto al rango dei sacramenti. Un’altra narrazione (l’Anti-Salvini, direbbe Gramsci) deve partire dalla dirompenza delle domande di giustizia, di redistribuzione delle ricchezze, di rivoluzione fiscale, che sono anche domande di libertà: libertà dai pregiudizi, dalle reti repressive, dalla miseria sociale e culturale. Il governo giallo-verde oggi danza come un derviscio sulle proprie contraddizioni: dall’abolizione per decreto della povertà (una pura fantasia orwelliana) alla tutela fiscale per i più ricchi (un vizietto trumpiano).

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Che volete, la ricchezza è un carisma, inviolabile, quasi divino. Sarà capace il centro-sinistra di violare il tabù, di desacralizzare l’ingiustizia, di dire parole che siano come chiavi ermeneutiche per aprire il cuore di soggetti sociali sempre più frantumati e spaventati? Parole come patrimoniale. Ne dico solo una. Si potrebbero dire centinaia di parole che profumano di sinistra: sulla parità di genere, sulla qualità ambientale, sulla rete dei servizi, sui diritti civili individuali. Ma tutte queste parole sono figlie di una parola che tutte le rappresenta: eguaglianza, quella che nomina e tutela le diversità. Ecco. Caro centro-sinistra: non ti si chiede solo di proclamare un valore fondativo.

Ti si chiede un programma politico che alla narrazione fascista di Salvini sappia contrapporre una speranza vera, non generica e posticcia. Ti si chiede di compiere scelte forti contro la precarietà e la povertà, contro il processo malsano di svalorizzazione del lavoro, contro la deregulation selvaggia del mercato del lavoro, contro l’umiliazione del lavoro intellettuale, contro la privatizzazione dei beni comuni. Se posso dirlo, almeno a bassa voce: oggi non è più tempo di allusioni e di rimozioni. Vorrei saper rispondere alla domanda che mi fa un ventenne: dove mi porta la vostra carovana?

 

La rubrica di Nichi VendolaIl dito nell’occhio” per Servizio Pubblico verrà pubblicata ogni domenica in esclusiva su www.michelesantoro.it