Foggia, i furbetti del cartellino che timbravano e se ne andavano al mare



Timbravano il cartellino e se ne andavano al mare. Oppure al lavoro non venivano proprio ma risultavano presenti. Facendosi certificare la giornata di lavoro da un collega compiacente. Così sono finiti nei guai alcuni dipendenti della Asl di Foggia: otto sono stati messi agli arresti domiciliari mentre un dirigente della stessa Asl è stato sospeso dal servizio.

Foggia, i furbetti del cartellino che timbravano e se ne andavano al mare

Dalle indagini è emerso che le false attestazioni di presenza, per un totale di oltre 5.300 ore, risalgono anche al 2014. Le attività di indagine hanno consentito di raccogliere elementi di prova a carico di 9 indagati: un primario, un dirigente, cinque collaboratori amministrativi, un operatore tecnico ed una commessa. La Guardia di Finanza parla di una truffa che ammonta a circa 80mila euro.

furbetti cartellino foggia 1

E le storie raccontate nell’inchiesta sono peculiari. Come quella dell’autista di ambulanze che, invece di andare a lavorare, passava la giornata in spiaggia o andava al ristorante. Ma commettendo un errore decisivo: pubblicava le foto di quello che stava per mangiare su Facebook.

E così per la Guardia di Finanza non è stato difficile scoprire che l’indagato “non aveva fatto accesso al plesso
ospedaliero di San Severo, anzi, dalla consultazione del suo profilo “Facebook” lo  stesso si era trovato nella stessa mattinata, alle ore 12.22 ed alle ore 13.48 a Marina di Lesina presso il lido “Holiday”, come indicato nelle foto riportati la geo localizzazione dell’indagato”.

Il furbetto del cartellino che lavorava nel bar della moglie

In un’altra occasione lo stesso dipendente veniva beccato in orario di lavoro a pasteggiare in un ristorante giapponese. Un altro dipendente, invece, simulando di aver dimenticato il badge a casa, faceva attestare la propria presenza mediante la sottoscrizione di un’attestazione cartacea da parte del proprio dirigente anche quando questi era assente dal servizio.

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Nell’indagine è anche emersa la figura di un operatore tecnico che invece di andare a lavorare collaborava nella gestione di un bar intestato alla moglie. E persino un primario che si allontanava dall’ospedale per interi pomeriggi in giro per la città o facendo rientro alla propria abitazione e che, in alcune occasioni, attestava anche di aver eseguito prestazioni specialistiche ricorrendo ad ore di straordinario al fine di smaltire le c.d. liste d’attesa dei pazienti.

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