Capaci, 27 anni dopo: la testimonianza inedita del pentito Avola che riscrive gli anni delle stragi



Oggi è il ventisettesimo anniversario della strage di Capaci, di Giovanni Falcone e della sua scorta. Vi presentiamo una testimonianza inedita, per certi versi clamorosa, di un pentito catanese, Maurizio Avola, il killer di Pippo Fava, il giornalista trucidato da Cosa nostra, che sta riscrivendo una certa letteratura e non ancora verità processuale, sui mandanti delle stragi. Sta parlando, Avola, con i magistrati di Caltanissetta e Reggio Calabria, per il momento. E oggi sentirete una sua ricostruzione che potremmo definire “minimalista” di quel tragico triennio che va dal 1992 al 1994. Nel suo racconto non ci sono mandanti “esterni” a Cosa nostra, burattinai che muovono le fila di quella strategia eversiva e terroristica di attacco allo Stato.
Gli omicidi e le stragi di quei terribili primi anni Novanta furono farina del sacco di Cosa nostra. La novità clamorosa che svela Avola è il ruolo della famiglia di Cosa nostra americana, la famiglia Gambino. Il pentito catanese il 5 aprile scorso, nell’aula bunker (deserta) di Firenze, viene interrogato dal pm di Caltanissetta Gabriele Paci per tutto il pomeriggio fino a sera. E racconta appunto che gli americani mandarono un loro uomo esperto artificiere a sovraintendere all’organizzazione militare delle stragi, preparando i congegni in grado di attivare la mostruosa potenza distruttiva degli esplosivi.
Noi vi proponiamo una sintesi di 13 minuti della testimonianza raccolta a Firenze nella quale Avola rivela la sua partecipazione, insieme al figlio di Nitto Santapaola e Matteo Messina Denaro, all’omicidio del pubblico ministero della Cassazione, il calabrese Antonino Scopelliti. Omicidio eseguito dai soli siciliani senza un contributo della mafia Reggina, la Ndrangheta. E dunque il maxiprocesso, l’attentato all’Addaura, a Maurizio Costanzo e Pippo Baudo. E poi l’omicidio di Salvo Lima, le richieste di fare fuori il governatore di New York Cuomo e il pm Antonio Di Pietro. E le stragi Falcone e Borsellino, e quelle del continente.
Avola arriva fino all’avvento della forza politica nuova. Il suo racconto è materia di verifica investigativa. Su sua indicazione, per esempio, hanno ritrovato -sotterrato in un paese alle pendici dell’Etna – il fucile utilizzato per uccidere Scopelliti, il giudice che avrebbe dovuto sostenere l’accusa in Cassazione al maxiprocesso.
È in corso la perizia sul fucile e sembra che gli accertamenti riserveranno delle sorprese essendo state isolate delle impronte.
Naturalmente bisognerà aspettare i riscontri, i racconti di altri testimoni, le verifiche della magistratura inquirente. Noi vogliamo soltanto ricordare Giovanni Falcone. Ventisette anni dopo, stiamo tutti ancora cercando delle risposte ai tanti misteri di quegli anni.