Il caso Lerner e l’escalation progressiva di nemici da abbattere



Va da sé che Gad Lerner non sia Antonio Gramsci che scrive dal carcere ed é quindi comprensibile il bailamme suscitato dal maldestro utilizzo dell’analisi del politico, filosofo vissuto in un secolo diverso sul “sovversivismo”. Ma a volerci vedere chiaro non é affatto bislacco riferirsi alla sociologia od alla filosofia politica dei primi decenni del Novecento che tentava di comprendere ed analizzare lo Stato Nascente di quelli che sarebbero poi divenuti angoscianti totalitarismi definiti di destra o di sinistra ma affatto dissimili.
Se avesse citato Ortega y Gasset che percepiva il pericolo del coro conformista della moltitudine:

“La moltitudine, improvvisamente, s’è fatta visibile, si è installata nei luoghi migliori della società. Prima, se esisteva, passava inavvertita, occupava il fondo dello scenario sociale; adesso s’è avanzata nelle prime linee è essa stessa il personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti: c’è soltanto un coro….Il fenomeno che dobbiamo sottoporre ad un esame anatomico può formularsi sotto queste due rubriche: la prima, che le masse esplicano oggi un contenuto vitale che coincide in gran parte, con quello che prima sembrava riservato esclusivamente alle minoranze, la seconda nello stesso tempo che le masse si son fatte indocili di fronte alle minoranze; non le ubbidiscono, non le seguono, non li rispettano, anzi, al contrario, le mettono di lato e le soppiantano…”. L’orrore totalitario stava esattamente nella abilità di riuscire ad amalgamare il sovversivismo delle “classi dirigenti” con lo spirito di ribellione delle classi subalterne fondato sul l’ossessione del nemico alle porte e della mutilazione delle vittorie belliche;

Il nemico odierno é la globalizzazione, l’integrazione, l’immigrazione, e solo un atteggiamento sovversivo può ristabilire la sovranità piena del popolo che non può che riconoscersi nell’uomo forte. Così si spiega la schiacciante affermazione di Trump e della sua cavalcata impetuosa che lo vede, in quel caso senza alcun dubbio, il protagonista della riscossa delle classi operaie che hanno patito anni di crisi e di reale subalternità; In un certo senso l’uomo di sinistra avverte che il quadro di riferimento politico e sociale naturale non si rivolge più a lui per esprimere una rappresentanza, ma al tempo stesso il rischio dell’omologazione massificata che tende sempre di più ad una logica conflittuale, non solo nelle classi, ma fra genti diverse, popoli, razze; fa scattare il campanello di allarme perché si impedisca che il disordine e lo squilibrio della liberazione circolazione di mezzo e uomini riproduca non soltanto dazi o barriere (che oggi fanno la felicità dell’America Trumpiana) ma quei muri d rappresentati dai confini e dall’indifferenza che non possono che essere rigeneratori di conflitto. Quando sale all’ultimo piano ed indica i nemici di “classe” Salvini fa un’operazione non dissimile a quella che facevano i reazionari protagonisti della stagione eversiva degli anni settanta.

Siano giornalisti indifesi, o ai quali togliere protezione, commissari europei, navi da soccorso, imam di periferia, donne lavoratrici, sinti e domani magari anche finanzieri di origine ebraica; con questa escalation progressiva di nemici da abbattere ci troviamo dinnanzi ad una drammatica riproposizione esatta del sovversivismo delle classi dirigenti che sobillano quello delle classi subalterne; che cosa abbia a che fare con l’idea di una società moderna che deve affrontare i dilemmi del futuro preservando i principi ed i valori su cui si é fondato anche il nostro patto Costituzionale non é dato sapere. Denunciare questo stato di cose avvertendo del rischio che la situazione scappi di mano in presenza di poteri istituzionali solidi (alla crisi del sistema dei partiti sembra associarsi speditamente anche quella del sistema giudiziario che esplode per la rivalità del partitismo e correntismo interno) non é un vezzo aristocratico ma al contrario esprime correttamente la sensibilità democratica di chi cerca di ammonire cercando di correggere ed avvertire non l’elettore preso per un “utile idiota” ma il cittadino che ha tutto il dovere e il compito della verifica e della vigilanza.

Questo mi sembrava avesse inteso dire Gad Lerner.