Sapelli, il premier per una notte del governo gialloverde: “Lega al 30%? Inutile se non ha potere di negoziare in Ue. M5s partito mediatico”



Che campagna elettorale è stata quella per le europee 2019, e cosa ci aspetta dopo le urne? “C’è stato uno scontro violentissimo nel governo che racchiude in sé sia la maggioranza che l’opposizione”, risponde l’economista e storico Giulio Sapelli, membro di molti consigli di amministrazioni di società pubbliche e private.

Il professore, che per meno di 24 ore è stato un possibile premier circa un anno fa e ha avuto tra i suoi allievi della Statale di Milano anche Salvini, non si sbilancia troppo sui numeri (e sul Totoeuropee) ma crede che questa campagna elettorale sarà ricordata per due motivi: “l’irruzione della Cina” e del “potere non eletto che è intervenuto pesantemente con inchieste e condanne mediatiche” prova che l’Italia ormai è uno “stato illiberale

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È stata una campagna elettorale con due campane: “Quella dell’anti-politica suonata dai 5 stelle, che non è un partito populista ma è un partito che se la prende con le élite politiche”. Dall’altro quella della Lega con la sua politica “avventurosa, poiché pensa che il suo destino sia con i neo-nazionalisti” solo perché la pensano allo stesso modo sulle migrazioni. Che la Lega aumenti di 4 o 5 punti percentuali conta poco perché le vere elezioni saranno quelle politiche, “perché è ancora lo stato nazionale il cuore della vita politica, non è certo l’Europa”. Di sicuro se “la Lega supera il 30% potrà dire di aver guadagnato dei voti, ma a cosa le serve se non ha posizione più moderata che porti a negoziare con l’Europa?”

Sapelli: “Il dramma dell’Italia è che non ha un centro moderato”

Il M5s perderà voti? “Il movimento 5 stelle non ha un insediamento territoriale, è un partito molto mediatico, ma non ha una base territoriale, è una mucillagine peristaltica, non ha una base per consolidarsi, quindi può capitare qualsiasi cosa”. Secondo Sapelli “il dramma dell’Italia è che manca un centro moderato”, posizione prima occupata da Forza Italia. Può supplire il Partito Democratico? “No, perché non chiarisce le sue due anime. Ci sono parole d’ordine come questa buona di Zingaretti con l’assegno europeo di disoccupazione, la mutualizzazione dei debiti ma allora non si capisce Calenda cosa ci sta a fare“. Se il Pd non ritorna alle sue radici socialiste, anti finanziari e non si occupa del lavoro… non si può essere socialisti con la maschera“. Discorso diverso per +Europa, “questo europeismo entusiastico è senza sbocco. Proprio per la salvezza dell’Europa dobbiamo cambiare l’Europa“.