La risposta di Nichi Vendola ai tweet di Carlo Calenda



Carlo Calenda ha affidato a Twitter la replica alla nuova puntata della rubrica “Il dito nell’occhio” di Nichi Vendola dal titolo “Sinistra Calenda est”, pubblicata domenica mattina sul sito www.michelesantoro.it. Vendola, sferzante, aveva tratteggiato così il promotore Siamo europei:


“Lui, il più liberista tra i liberisti, il meno liberale tra i liberali, il perfetto “homo confindustrialus”, l’icona classica di come dovrebbe essere la sinistra politica secondo i desideri della destra economica. Ch
e brividi! E che suggestioni: come mettere l’uomo di Neanderthal a capo di un club di futurologia. Ecco: il nuovo Pd di Zingaretti ha lo charme archeologico del Pd di Renzi, del Renzi che ritrova Calenda come Albano con Romina (e questa non è solo politica, è grande letteratura)”.

 

L’ex ministro, che fra domenica e ieri è stato protagonista di una polemica che ha coinvolto anche il collettivo Wu Ming, ha risposto in due tempi, prima citando Vecchioni e richiamando l’annosa questione del frazionismo a sinistra:

 

Calenda Vendola

 

 

 

Poi, rivolgendosi direttamente a Vendola, pur rimarcando la stima per il lavoro fatto in come governatore in Puglia, ha bollato l’editoriale come un attacco “volgare e sgangherato”:

 

Vendola Calenda 1

 

Oggi Vendola affida al nostro sito la replica alle parole di Carlo Calenda:

“Mi spiace che Carlo Calenda se la sia presa a male per il mio pezzo su di lui. Una rubrica che si chiama “il dito nell’occhio” è in tutta evidenza uno spazio polemico, abitato dall’iperbole, dal sarcasmo, da sentimenti forti e talvolta alterati. Le notazioni di costume oppure fisiognomiche in ciò che scrivo (il sorriso imbalsamato di Di Maio, le scarpette rosse di Ratzinger, la fisicità squadristica di Salvini, il broncio infantile di Calenda, ecc.) sono richiami, anche caricaturali, al mondo valoriale e ideologico che vive nel vocabolario, nel look e persino nella mimica di ciascuno di questi protagonisti della vita pubblica. Per questo penso sia fuori luogo l’accusa di volgarità. Capisco il malumore di Calenda, ma la volgarità è un’altra cosa. Io sono d’accordo con lui nel dare enfasi alla scena grottesca e tragica del governo giallo-verde, nel denunciare i rischi di questa deriva della politica, della cultura, dello spirito pubblico del nostro Paese: ma il punto è capire perché siamo giunti a questo esito catastrofico. Rispondere col buon senso di sempre (non dividiamoci, anzi allarghiamoci fino a Macron, union sacrée contro i barbari) è un copione vecchio, una cosa già vista: è il film della rimozione delle ragioni della sconfitta storica della sinistra in Italia e nel mondo. Tra l’altro sorrido (ma vorrei piangere) pensando che mentre a sinistra qualcuno teorizzava l’anacronismo della divisione tra destra e sinistra, la destra è tornata in grande spolvero e miete consensi di popolo teorizzando ben altro: il ritorno al radicalismo ideologico, al suprematismo bianco, al razzismo camuffato da realismo, al fascismo rinverdito”.