Come i sovranisti hanno occupato la RAI (e non la molleranno)



Il quotidiano francese Libération ha dedicato un lungo articolo alla nuova Rai Sovranista del governo gialloverde mettendo insieme tutti i piccoli grandi episodi che hanno caratterizzato il percorso di adattamento di Viale Mazzini ai nuovi padroni.

E così ecco il servizio su Predappio che raccoglieva un sacco di mussoliniani nostalgici ed entusiasti, la nomina dell’ex MSI Gennaro Sangiuliano  (che esibisce anche uno scatto con Almirante su Facebook) a direttore del Tg1, gli imbarazzanti tempi di parola concessi a Salvini su Raiuno e Raidue, la guerra a Fazio e a Saviano, l’epurazione di Chef Kumalé dalla Prova del Cuoco perché proponeva piatti stranieri invece della buona cucina italiana.

Fino all’imbarazzante gestione autarchica del Festival di Sanremo, con la rinuncia agli ospiti stranieri (ufficialmente per ragioni di budget) e la ridicola polemica sulla giuria popolare dopo la vittoria di Alessandro Mahmood, che in seguito ha trionfato nelle classifiche delle vendite zittendo tutti. Certo, anche Libé ha ben presente che a viale Mazzini si attacca l’asino dove vuole il padrone dalla notte dei tempi e quindi la riverenza nei confronti dei sovranisti non è diversa da quella che c’era quando a comandare erano altri.

Ma i livelli di sciovinismo raggiunti dalla decisione di sostituire i Philarmoniker di Berlino con l’Orchestra della Rai per eseguire l’Inno Nazionale su RadioRai in effetti svelano livelli di paranoia patologici oltre che patetici. Così come non si può non vedere una punta di masochismo nel far girare una fiction su Mimmo Lucano a Riace e poi lasciarla in un cassetto, anche se lì c’è la scusa dell’inchiesta a giustificare la decisione.

Su questo quadro piuttosto comico si staglia la figura del presidentissimo scelto dal Carroccio per viale Mazzini, ovvero quel Marcello Foa che i francesi non possono che vedere come il fumo negli occhi vista la sua simpatia (corrisposta) per Vladimir Putin e il suo euroscetticismo. Ma qui i francesi non riescono a cogliere che Foa è invece perfetto per rappresentare l’ésprit du temps, come direbbero loro. Perché il buon Marcello si è sì presentato al grande pubblico esibendo il tesserino di montanelliano DOC, come è d’obbligo per ogni giornalista di destra italiano di una certa età.

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Ma i meriti che l’hanno portato sullo scranno più alto di viale Mazzini sono molti di più. Come quella volta che il “suo” Giornale del Ticino pubblicò uno “scoop” sugli attentati dell’ISIS in Germania nel quale si sosteneva che la polizia tedesca, con tanto di documento intestato al governo di Angela Merkel, censurasse tutto per non dire la verità sul “terrorismo islamico”.

Il documento era invece un falso ma Foa, prima che venisse appurato, ammoniva: «Si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni».
Già, manipolazioni. Come quando lui stesso disse ad Haaretz che gli eurodeputati del Partito Democratico erano finanziati nientepopodimenoché da George Soros, il nemico pubblico numero uno del Sovranista col Moschetto.

Quando arrivarono le minacce di querela lo stesso Foa volle rettificare su Facebook, ma sostenendo di aver parlato di “vicinanza” e non di “finanziamenti”, come confermò successivamente il giornale israeliano. E ancora: sul web ancora rimbombano gli annunci del golpe contro Trump, la storia dei filmati di Al Qaeda prodotti dal Pentagono e quella dei brogli elettorali in Austria. Tutte notizie bufala con una caratteristica in comune: prima di finire dalle parti di Foa erano nate nel network dell’ultradestra europea ed americana e avevano avuto grande diffusione nei siti di quella cultura. Ecco perché lo chef straniero censurato è soltanto l’inizio: l’Alba del sovranismo in RAI è appena cominciata, bellezza. E tu non puoi farci niente.

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