Come Di Maio usa il voto su Rousseau per scappare da sei milioni di elettori



Che populismo sarebbe senza plebiscito? Colui che è attualmente (e contemporaneamente) Capo Politico del MoVimento 5 Stelle, Tesoriere, vicepresidente del consiglio, ministro del Lavoro e dello sviluppo, ovvero Luigi Di Maio, stamattina ha chiesto al popolo grillino di esprimersi in un voto su Rousseau. Un voto su cosa? Difficile capirlo dal post che ha pubblicato per accompagnare l’annuncio, visto che lì le elezioni europee non sono nominate nemmeno una volta: si vede che sei milioni di voti persi si scordano facilmente.

Di Maio ha preso in mano la situazione: visto che tra gli eletti c’era chi chiedeva le sue dimissioni – in particolare a farlo è stato Gianluigi Paragone, che proprio Giggetto aveva deciso di candidare – ha deciso di anticipare tutto e far decidere il popolo a 5 Stelle. Ma riguardo quale argomento? Il vicepremier e bisministro elenca i suoi meriti: ha fatto il reddito di cittadinanza, quota 100, la cancellazione del Jobs Act, il blocco delle trivelle e il taglio delle tasse alle piccole e medie imprese. Su Facebook il suo nutrito stuolo di fans lo incoraggia ad andare avanti e a manganellare i giornalisti e quei coglioni degli italiani che non hanno votato giusto.

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Eppure Di Maio aveva un mandato che riguardava le elezioni europee. E il giudizio sul risultato non può che essere unico, visto che si è presentato con un’allegra Armata Brancaleone di alleati raccattati per strada che sono stati quasi tutti trombati e che in Italia sei milioni di persone, che sono un po’ di più degli iscritti di Rousseau, hanno deciso di non votarlo, cambiando idea rispetto ad appena un anno fa.

Quando hanno perso in modo così netto e anche se non c’era nessun obbligo di farlo, i “vecchi” politici si sono dimessi. I “nuovi” evidentemente sono più abbarbicati alla poltrona. O forse semplicemente hanno capito che ormai il meglio è passato e la regola dei due mandati incombe, quindi meglio cercare di tenersi quello che si ha che tornarsene a casa propria. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, come diceva Ernesto Che Guevara, un rivoluzionario secondo soltanto ad Alessandro Di Battista. Ah, no, non era lui, era Andreotti. Strano!

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