Salvini, un uomo d’onore



Ruspante e massiccio come uno chef padano, eccolo nelle mattine tv.  Carismatico e minatorio come un eroe di Gomorra, eccolo nei pomeriggi tv.  Sanguigno e macho come un domatore di leoni, eccolo nelle serate tv. Neppure la notte viene risparmiata dal suo “sturm und drang” tv. Quasi una aderenza carnale all’etere, un coito mediatico ininterrotto.  A reti unificate, 24 ore al giorno, in mirabile armonia tra servizio pubblico e reti private, con uno straripante repertorio di motti, proverbi, frasi fatte, aneddoti edificanti, comandi imperiosi, commenti salaci, impertinenze verbali, scatti dell’umore, allusioni apocalittiche, cedimenti buonisti, escalation cattiviste, va in onda il Ministro dell’Inferno.

 

Va in onda la sua Italietta del rancore addominale. Anzi: l’onda lui la cavalca come un surfista, vola sulla schiuma marina e sulla schiuma terrestre, e con l’onda si schianta dentro le nostre case.  Eloquio diretto, leggero come una scarica di Kalashnikov, colpisce la sua impermeabilità a qualsivoglia elemento di cultura e di civismo: il teppismo verbale è il suo stile, la sua natura, il suo progetto. Capo di un partito che ha rubato 49 milioni di euro agli italiani, si presenta come uomo d’ordine e di disciplina. Il suo modello di accoglienza sono i lager libici. La sua idea di democrazia è plasticamente disegnata da alcune icone del passato e del presente: il muro, il filo spinato, la croce celtica. I suoi amici sono Orban, Steve Bannon, i cardinali che tramano contro Bergoglio, i nazifascisti del terzo millennio. Ammirato dai CasaPound e dai Casamonica, sogna il grembiule a scuola e la bacchetta sulle terga degli scolari indolenti.

È un castratore chimico seriale di stupratori, che pure sembrano molto ispirarsi ai suoi stessi archetipi semantici. Non ha mai, dicasi mai, neppure per un giorno o per un’ora, lavorato in vita sua, eppure si presenta con le stimmate da minatore o da bracciante agricolo: sarà per il sudore che viene irrorato copiosamente dalla sua perentoria fisicità, sarà per l’uso smodato e grottesco della prima persona riferito agli affari di Stato (lui che anche di domenica arresterebbe quei narcos della Comunità di Sant’Egidio), fatto sta che Salvini sembra uno stakanovista. Diciamo che il razzismo e i suoi derivati, sia pure con i camuffamenti del buon senso e del realismo, sono un non-lavoro faticoso.  Diciamo che il fascismo bonario, corredato da polenta e “Dio patria e famiglia”, sono un impegno muscolare, una palestra di slogan e di piazze da sedurre, un Vangelo a mano armata e addizionato di legittima difesa. Peccato per quel vizietto che è la mafiosità. Lo so, lo so che Salvini è un uomo d’onore.

 

Eppure la vicenda scabrosetta del sottosegretario leghista Siri porta proprio nei paraggi di Castelvetrano, dove latita da sempre il boss Matteo Messina Denaro, il capo di Cosa Nostra. Lo so, lo so che Salvini è un uomo d’onore. E solo incidentalmente sono capitate nella sua Lega le reti clientelari che hanno fatto da collegamento tra mafia e cattiva politica in Sicilia, in Calabria, in Campania, ma anche nella ‘ndranghetizzata Padania. Lo so, lo so, comunque Salvini è un uomo d’onore. Lui combatte ogni giorno, travestito da poliziotto, da forestale, da finanziere, da doganiere, da pompiere, da parrucchiere, contro il Crimine. Lo afferra personalmente per il collo, gli molla un ceffone e gli grida da buon Ministro: “Sporco negro!”

La rubrica di Nichi VendolaIl dito nell’occhio” per Servizio Pubblico verrà pubblicata ogni domenica in esclusiva su www.michelesantoro.it