Come Salvini vi sta fregando sullo spread



Quando la campagna elettorale si fa dura, Matteo Salvini comincia a giocare. Ed eccolo lì, il Capitano, a gridare “Al lupo Al lupo” sui vincoli europei causando, come sempre, la crescita dello spread che oggi è arrivato a toccare quota 290, il massimo da dicembre, prima di ripiegare. Questo perché ieri il leader della Lega è andato a Porta a Porta a dire che è suo dovere superare i vincoli europei che “stanno affamando milioni di italiani” e quindi il vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil dovrà essere sforato.

C’è da aver paura? Sì e no. Perché si tratta di dichiarazioni che il Capitano ripete regolarmente in campagna elettorale quando gli servono i voti dei noeuro, i quali prima vengono blanditi quando si stanno per aprire le urne e poi, non appena il rito democratico si è compiuto, finiscono per essere o incartati a chiacchiere che spiegano la raffinata strategia della Lega per uscire dall’euro senza farlo sapere a nessuno. Oppure brutalmente fregati come è successo con Paolo Savona, prima festeggiato perché dal ministero degli Affari Europei avrebbe fatto una guerra tale all’Europa che lévati e poi scoperto a piazzarsi alla chetichella in Consob con tanti saluti e baci.

E così ieri, non appena si è diffusa la notizia, il differenziale, che a metà mattinata viaggiava intorno a quota 275, è cresciuto fino a 284, per poi assestarsi, a fine pomeriggio, a 280 punti, con un rendimento del Btp decennale al 2,72%. Ma davvero Salvini vuole fare la guerra all’Europa? Per avere l’esatta dimensione della credibilità delle sue minacce sui vincoli europei bisogna tornare al 5 settembre 2018, quando in un’intervista al Sole 24 Ore lo stesso Salvini annunciò il suo “sì ai vincoli UE” (ovvero a quelli che ieri ha detto di voler superare).

Ecco perché nonostante i mercati Salvini non è da prendere sul serio. Quando si trova in campagna elettorale il Capitano pesca a piene mani dall’arsenale “noeurista” o “antieuropeo” esattamente come faceva Bossi; quando le urne si chiudono, invece, diventa improvvisamente piuttosto timido. Questo perché lo spazio per la propaganda politica è infinito quando sei all’opposizione ma si restringe assai quando le aziende del tessuto produttivo dove peschi i tuoi voti ti dicono che trovano difficoltà nell’accesso al credito.

All’epoca si scrisse che fu il pressing di Mario Draghi attraverso il braccio destro del Capitano Giancarlo Giorgetti a far retrocedere il Capitano da Rambo a micetto sui vincoli europei. Di certo c’è che l’occasione per passare dalle parole ai fatti è stata rappresentata dalla legge di bilancio appena licenziata dal governo gialloverde nel momento in cui godeva del suo massimo consenso. E sappiamo tutti com’è andata a finire.

Il punto però è che i giochetti di Salvini con lo spread tendono a costarci. Qualche tempo fa un report dell’agenzia di rating DBRS quantificò in sei miliardi i maggiori interessi da pagare. Ma non vi preoccupate, passata la festa delle urne verrà gabbato il santo come nella migliore tradizione italica. E Salvini spunterà di nuovo dal cesto della biancheria, caruccio e accomodante, per dire la sua battuta: “Sono io, Coccolino”.

(Animazione grafica di Lapo Tirelli)

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