La polizia al bivio: un tuffo nel passato o uno sguardo al futuro?



Fa male vedere le immagini di Genova. I lacrimogeni, le cariche, i manganelli, i pestaggi. Certo, il questore non poteva che far rispettare il diritto costituzionale di poter esercitare i diritti politici a chi è presente nella competizione elettorale con una propria lista, come nel caso di Casapound.

Terribile e gravissimo il pestaggio del giornalista di Repubblica a cui va tutta la nostra solidarietà. Inerme, armato solo di penna e taccuino il collega è stato “selvaggiamente” picchiato. Sarebbe stato gravissimo anche nel caso in cui la vittima fosse stata un manifestante.

Genova è anche la città che nel 1960 si sollevò contro il congresso nazionale del MSI convocato nella città medaglia d’oro alla resistenza. E dunque, il questore e il prefetto avrebbero potuto tranquillamente concedere a Casapound una piazza periferica o un locale chiuso.

Impressiona la violenza dei “celerini”. Attenzione. Non è che siamo di fronte a una regressione culturale e operativa dei reparti mobili della Polizia di Stato. Quei poliziotti sono stati e sono “operai” del mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale sulla base di direttive e strumenti dati loro dai “superiori”. E anche dal governo.
Ricordate il G8 di Genova, luglio 2001?

Il governo Berlusconi era da poche settimane in carica e si ritrovò a dover gestire un evento organizzato dal governo del centrosinistra, ministro dell’Interno Enzo Bianco. Fu un disastro da tutti i punti di vista. Del resto le prove tecniche di quello che sarebbe accaduto in quei terribili tre giorni di Genova, le vedemmo a Napoli, ministro degli Interni Enzo Bianco.

Era il 17 marzo del 2001, quattro mesi prima di Genova, e nella caserma delle volanti “Virginio Ranieri”, furono massacrati di botte decine di manifestanti. Era un assaggio di quello che sarebbe accaduto alla caserma “Bolzaneto” di Genova.

Appena quattro settimane di distanza tra Napoli e Genova non possono fare ipotizzare una mutazione genetica dei poliziotti. Dai fatti di Genova di ieri (luglio 2001) e di oggi (23 maggio 2019) però alcune indicazioni le possiamo trarre.

Siamo convinti sempre di più che Matteo Salvini sia incompatibile con la carica di ministro dell’Interno perché strumentalizza politicamente la figura istituzionale che ricopre, da segretario politico della Lega Nord. Sono sempre di più labili i confini tra il Salvini ministro e il Salvini segretario politico. Un buon ministro dell’Interno parlava pochissimo, consapevole di trovarsi come un elefante in una cristalleria, doveva esercitare il controllo delle forze di polizia.

Ecco perché l’episodio di ieri di Genova è ancora più grave dei precedenti. La Costituzione impone che tutti i servitori dello Stato siano fedeli ai suoi dettami. Ma Salvini pensa che questi poliziotti rispondano solo a lui. Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha perso un’altra occasione. avrebbe dovuto subito, ieri sera stessa, annunciare la sospensione di quei poliziotti che hanno massacrato di botte il giornalista di Repubblica, a Genova. E avviare una “rivoluzione culturale” negli apparati di polizia per far capire che la polizia costruita in questi ultimi anni è quella che ci piace. Non siamo certo tifosi della polizia ai tempi del ministro Tambroni. Quella degli scontri di Genova. Era il 1960. E oggi dove stiamo andando? Verso il futuro o il passato?

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