La rivolta di popolo contro un ministro inadeguato



Neppure ai tempi del tanto “odiato” Berlusconi si era vista montare una contestazione così diffusa e costante come oggi, contro il “nemico” ministro dell’Interno segretario della Lega, Matteo Salvini. Un pezzo dell’Italia mostra una insofferenza che in qualche caso si è trasformata in manifestazione di protesta e che se la situazione dovesse protrarsi, rischia di degenerare in atti di violenza. Come è accaduto ieri a Napoli.

L’avevamo previsto. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in questo irresponsabile gioco di identificazione tra capo di una forza politica e capo, in quanto ministro dell’Interno, delle forze di polizia che devono garantire l’ordine e la sicurezza, sta portando il Paese sull’orlo di una crisi istituzionale.

Si sta creando un clima che si alimenta con strappi e forzature mettendo in fibrillazione la democrazia costituzionale. Anche i più avvertiti costituzionalisti, infatti, avvertono che la posta in gioco di questa maggioranza e di questo governo è la delegittimazione non solo dell’Europa, sposando le tesi sovraniste e nazionalistiche, ma anche la Carta Costituzionale.

Anche questo gioco degli specchi tra Salvini e una volta CasaPound e un’altra Forza Nuova rientra nella costante legittimazione di forze impresentabili. Ieri i primi scontri a Napoli tra manifestanti e polizia in occasione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dallo stesso Salvini in Prefettura. Un campanello d’allarme da non sottovalutare, un episodio purtroppo temuto e previsto.

Temuto e previsto dalle stesse forze di polizia che rischiano di rimane stritolate da questa presenza dell’attuale ministro. Abituate da settant’anni di prassi costituzionale che imponeva un ministro dell’Interno “silenzioso” e comunque molto presente al Viminale per governare, come amava dire un suo predecessore, Beppe Pisanu, il «ministero della sicurezza e dei diritti civili».

Il Capo della polizia Franco Gabrielli con una intervista irrituale a un  quotidiano nazionale ha mandato un messaggio preciso al ministro Salvini: se dovesse essere violata la Costituzione e la legge, sarei costretto a dimettermi. È vero che Gabrielli dice che fino ad oggi non si è  superata l’asticella ma il solo fatto di ricordare di non tirare troppo la corda è un messaggio significativo.

Mai come oggi, dal Nord al Sud del Paese, dilaga la protesta “non violenta” contro Salvini con gli striscioni appesi ai balconi e alle finestre. Ricordano le “lenzuola bianche” contro la mafia, appese ai balconi di Palermo, all’indomani della strage di Falcone (e Borsellino). «Contro di me un attacco che non ha eguali», si è lamentato il ministro dell’Interno. Nel suo iperattivismo, Salvini si è trasformato in un dottor Jekyll e Mr. Hyde. Un po’ ministro dell’ordine e della sicurezza, un po’ del disordine e della violenza (quando parla da politico).
E questo alla lunga non può funzionare.

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