Il Jurassic Park della corruzione a Milano



“…Poi Jurassic Park si muove, eh!…perché lì a Varese Jurassic Park c’è, eh!…Spielberg l’ha girato lì il film”; “…sentivi le vibrazioni quando facevi quell’ipotesi (ridono)…ho visto..la zanna che tac! è venuta fuori..come il vampiro…cacchiarola… mamma mia son tremendi…”: Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese viene apostrofato così nelle intercettazioni a corredo dell’operazione di polizia che ha portato all’arresto di 43 persone e all’indagine su 95 tra politici e imprenditori divisi in due gruppi criminali operativi tra Milano e Varese e accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati alla spartizione e all’aggiudicazione di appalti pubblici.

Il Jurassic Park delle tangenti e della corruzione a Milano

Nella sua ordinanza il gip Mascarino lo descrive come “al centro di un potentissimo network di conoscenze, interessi, legami che avvincono il potere legale a quello illegale, l’economia alla politica”. A definirlo un dinosauro affamato e un vampiro sono invece Diego Sozzani, parlamentare di Forza Italia accusato nell’inchiesta di finanziamento illecito, e Mauro Tolbar,  accusato essere intermediario delle tangenti pagate per gli appalti. Caianiello era già stato accusato nel 2005 e poi condannato definitivamente nel 2017 a 3 anni per concussione, a seguito del rigetto del suo ricorso in Cassazione. Ed è proprio lui a far sì che anche il nome del governatore della Lombardia Attilio Fontana entri nell’inchiesta che coinvolge FI e Fratelli d’Italia.

Secondo le carte Caianiello, insieme al dg dell’ente Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, avrebbe proposto nell’aprile 2018 al presidente del Pirellone “consulenze onerose in favore dell’avvocato Luca Marsico, socio dello studio professionale Fontana-Marsico” in cambio della nomina, non avvenuta, di Zingale alla “direzione generale Istruzione Lavoro e Formazione della Regione”. Un’ipotesi di scambio, contestata dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, in cui il governatore lombardo sarebbe indicato come parte offesa perché, pur senza denunciare la proposta, avrebbe spiegato a Caianiello di voler esplorare altre possibilità rispetto al futuro di Marsico.

Anche se, come ha precisato il procuratore Francesco Greco in conferenza stampa, i pm stanno ancora valutando la sua posizione perché Marsico ha ottenuto comunque un piccolo incarico in Regione Lombardia. Greco ha specificato anche che questo nuovo episodio in cui rientrerebbe Fontana “è emerso da indagini recenti”, e dunque “stiamo valutando se la procedura di gara è stata regolare”.

Il ruolo di Daniele D’Alfonso

Ma per inquirenti e investigatori il personaggio principale dell’inchiesta è l’imprenditore Daniele D’Alfonso con la sua Ecol-Service, che risponde dell’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta, in quanto con gli appalti ottenuti in cambio di tangenti avrebbe dato lavoro agli uomini della famiglia calabrese dei Molluso di Buccinasco. “Mi ha fatto dieci cose per centomila, ok e sto guadagnando”, dice parlando di una presunta tangente da 100 mila euro in favore di Mauro De Cillis, responsabile operativo di Amsa, l’azienda milanese di servizi ambientali, finito in carcere.

“In occasione della campagna 2018 per le consultazioni politiche e regionali” D’Alfonso avrebbe corrisposto “sistematici finanziamenti illeciti a soggetti politici”, tra cui Fabio Altitonante, consigliere lombardo di FI arrestato, Diego Sozzani, parlamentare di FI (chiesto l’arresto) e Angelo Palumbo, anche lui di FI, “nonché al partito Fratelli d’Italia”, secondo l’ordinanza.

Stando ad una delle circa 30 imputazioni dell’inchiesta, Damiano Belli “legale rappresentante della Ambienthesis spa” e Andrea Grossi “amministratore di fatto della stessa” avrebbero elargito “al partito Fratelli d’Italia Alleanza nazionale un contributo economico di complessivi euro 10.000, in assenza della prescritta delibera da parte dell’organo sociale competente e senza annotare l’elargizione nel bilancio d’esercizio”.

Il presunto finanziamento illecito sarebbe avvenuto il 5 marzo del 2018 “su richiesta” di Daniele D’Alfonso “a sua volta azionato dal Grossi” e con un bonifico sul conto corrente “intestato a Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, BPM filiale di Roma Montecitorio”. Nell’ordinanza si fa notare che l’imprenditore D’Alfonso avrebbe finanziato illecitamente esponenti “tutti riconducibili alla coalizione di centro destra che risulterà vincente nelle elezioni regionali e politiche” dello scorso anno.

I due enfant prodige di Forza Italia 

Poi ci sono i due enfant prodige di Forza Italia in Lombardia: il consigliere regionale Fabio Altitonante, sottosegretario all’area Expo della Regione, e il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, candidato alle Europee, che proprio stamattina aveva in programma una comparsata ad Agorà su Raitre.

Tatarella deve rispondere, secondo l’accusa formulata dai pm di Milano, di associazione a delinquere, mentre il collega di partito è accusato di corruzione. Al Pirellone Altitonante ha la delega alla Rigenerazione e Sviluppo dell’area Expo nella giunta di Attilio Fontana ed “è perfettamente inserito nel sistema illecito emergente dall’analisi complessiva dei risultati dell’indagine”, perché il politico non esitava a chiedere ‘favori’ e ad esercitare reiterate pressioni nei confronti di primari vertici della struttura dirigenziale del Comune di Milano, approfittando della sua influenza politica e delle sue passate esperienze di amministratore proprio all’interno del medesimo Comune”, secondo il Gip.

“Quello che è stato scoperto durante l’attività tecnica – prosegue il giudice – getta un’ombra quanto mai allarmante sulle modalità con le quali egli potrà gestire la delicatissima delega alla “Rigenerazione e sviluppo dell’Area ex Expo” che, come intuibile, coinvolge interessi economici di portata milionaria”. Il MoVimento 5 Stelle ha già chiesto a Fontana le dimissioni di Altitonante.

L’inchiesta, gli indagati, i reati contestati

Delle 43 persone destinatarie del provvedimento, 12 sono finite in carcere, 16 ai domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 12 con obbligo di firma. Di queste solo 9 sono accusate di associazione a delinquere. Gli indagati totali sono 95. Tra i reati contestati ci sono l’associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, finalizzata alloa corruzione, il finanziamento illecito ai partiti, la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, le false fatturazioni per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abuso d’ufficio.

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