Perché quella leghista non è una “Tangentopoli Seconda”



Certo fa strano vedere protagonisti politici e della rivoluzione italiana fra il ’92 e il ’94 come la Lega al centro di una ripetuta ondata scandalistica che influirà sul voto europeo e che certamente verrà ricordata per il suo forte significato simbolico.

La Lega non nasce a Legnano ma nel Varesotto, tuttavia quella città è fra le più grandi della provincia di Milano ed è stata per anni la roccaforte del leghismo alla frontiera con la provincia di Varese, sulla strada per la Federazione Elvetica.
Ogni stagione ha conosciuto le sue corruttele grandi e piccole, é inopportuno parlare di “Tangentopoli Seconda” anche se ne potrebbe esser felice Pier Camillo Davigo il redivivo reduce della stagione di Mani Pulite che il Movimento Cinque Stelle ha adottato come leader ideale della rinnovata stagione giustizialista, ma certamente la prova che una lunga consuetudine alla guida delle amministrazioni pubbliche logora qualsiasi formazione politica, anche la più onesta in linea di principio, che dalla spada alla scopa ha adottato tutte le simbologie belliche per indicare di esser in stato di rivoluzione risanatrice permanente.

Ne deriva certamente una riflessione più generale; non sono soltanto le legislazioni più severe o l’innalzamento della soglia dell’attenzione morale che allontanano dal rischio degli abusi di potere e dalle corruttele, non é servito abrogare e poi incrementare il finanziamento pubblico ai partiti rigenerare moralmente la politica, non é bastato invocare il repulisti ed il ricambio dei partiti fino a sfinire il sistema in un vortice di moltiplicazione all’infinito delle forze politiche; la lunga permanenza di blocchi politici alla guida delle amministrazioni ha fatto ripartire la macchina della corruzione, ed ha rimesso in moto un allarme sociale dagli esiti imprevedibili; non c’è praticamente Governo delle Regioni nella seconda-terza Repubblica che non ha visto i propri massimi rappresentanti essere oggetto di indagine e condanna, ristretta la capacità di selezione e controllo delle classi dirigenti da parte dei partiti, allargata la capacità di intervento della classe giudiziaria i corti circuiti e gli scontri si sono moltiplicati, non risparmiando per la verità nessuna forza politica, ed hanno generato quella fortissima sfiducia nei confronti della politica che ha finito per ingrossare le file dei movimenti dai tratti anti-sistema.

Si potrebbe beare per questo quadro devastante chi, come lo scrivente, ha maturato la propria esperienza politica nella fase della nascente stagione della rivoluzione delle Mani Pulite e che in essa ha conosciuto il calvario che dalle stanze del potere lo ha condotto nella polvere dei reietti della Prima Repubblica; per questo rifiuto l’amalgama con le attuali degenerazioni, altro sistema politico, altre condizioni interne ed internazionali determinavano le linee del coperto compromesso fra i finanziamenti alle forze politiche illegali provenienti dall’estero e dal sistema economico italiano; anziché motivare una nuova generazione di amministratori ad una condotta più rigorosa abbiamo assistito ad una schiatta di amministratori, sopravvissuta o di nuovo conio, più disinvolta, vorace e sistematicamente procacciatrice di finanziamenti che, per la verità, non sembrano adatti ad una propaganda politica ormai più leggera che non deve più sorreggere il peso dei mastodontici apparati dei partiti chiave sulle spalle dei quali si é ricostruita la democrazia nel dopoguerra;

Siamo ad una svolta non di natura morale, perché le corruzioni proseguiranno nel loro tratto fisiologico, ma ad una svolta revisionistica sul prima e il dopo Tangentopoli; il dopo si é rivelato peggio, nella quantità e nelle cifre della corruzione e nella qualità degli interpreti politici.

Di questa malattia italiana, politica infetta, malavita organizzata, conosciamo tutti quanti le conseguenze tragiche e le ragioni che la provocano; quello che é difficile individuare sono le ricette migliori con cui guarirla; per questo che dietro l’angolo non può che continuare a far capolino una nuova ondata repressiva, un abbassamento delle linee delle garanzie che indica inevitabilmente un indebolimento democratico e il rafforzamento dello Stato Autoritario invocato per legittima difesa.

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