Così il Decreto Dignità licenzia i lavoratori del terremoto in Emilia



Invitalia è l’agenzia del ministero delle Finanze che controlla i fondi pubblici per le opere private. Dal terremoto del 2012 in Emilia 135 progettisti tra cui architetti, ingegneri e impiegati amministrativi da tutta Italia hanno erogato 1,3 miliardi di euro per la ricostruzione. Restano ancora 600 milioni da erogare per far ripartire le imprese e il commercio. Ma il 30 giugno questi 135 lavoratori andranno tutti a casa.

Le norme del Decreto Dignità firmato dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio impediscono infatti un ulteriore rinnovo dei loro contratti a termine e Invitalia ha deciso che piuttosto che stabilizzarli è meglio mandarli a casa e assumerne altri che dovranno imparare il lavoro da capo.

Questo significa che la macchina della ricostruzione dopo il terremoto dovrà ripartire da zero. Perché i nuovi dovranno essere formati prima di mettere mano a pratiche complesse, mentre la scadenza per la presentazione di alcune domande è dicembre 2019.

In più la situazione è paradossale perché il governo Conte, che a parole dice di puntare sugli investimenti per far ripartire la crescita, nei fatti la sta rallentando in una delle regione italiane che più contribuisce al prodotto interno lordo: dal 2011 sono 22mila i posti di lavoro in più, pari ad un incremento del 5,1%, in linea con il +5,6% regionale. E tutto ciò equivale a circa il 27% del valore aggiunto regionale e rappresenta il 2,4% del Pil nazionale.

Oggi a Bologna i lavoratori della ricostruzione hanno manifestato davanti alla prefettura in piazza Roosevelt per chiedere una soluzione che non penalizzi loro e il tessuto produttivo dell’Emilia Romagna. Con loro c’erano Mario Gnessi della Fisac Cgil, Orietta Ruccolo della Cisl e Giuliano Zignani della Uil oltre al consigliere regionale del Partito Democratico Paolo Calvano. Servizio Pubblico è andato a sentire le loro voci.