Bella Ciao: le Sardine sono più intonate, ma…



Le Sardine “Bella Ciao” la cantano in migliaia e senza stonature. Sono l’inizio di una risposta che ci sottrae dalla tristezza e dalla solitudine. Io invece, tanti anni fa, “Bella Ciao” la “stonai” volutamente perché si trattava di una canzone dimenticata. C’era appena stato l’Editto Bulgaro, il Presidente del Consiglio che da Sofia aveva chiesto di togliere dal video Biagi, Luttazzi e Santoro. L’ordine fu eseguito e nessun giornalista s’incatenò, come avevano promesso di fare; nessun sindacato scioperò; e i partiti di sinistra si limitarono a una protesta balbettante senza rinunciare al loro conflitto d’interessi sulla Rai, continuando a indicare Presidenti e a gestire posti di potere.

Riuscii a tornare con Annozero solo grazie a una sentenza della magistratura che condannò la Rai per la censura. Per costringere l’Azienda ad eseguirla dovetti prima dimettermi senza garanzie da deputato europeo e poi andare da Celentano a Rockpolitik davanti a quasi diciassette milioni di spettatori. Ma questo molti lo sanno. Quello che si sa meno è che la Rai non rinunciò mai a impugnare quella sentenza e che io fui perciò costretto a lasciare il Servizio Pubblico, mentre realizzavo ascolti e profitti senza precedenti, per non affrontare un altro processo sul quale si allungava l’ombra della massoneria.

Ho il sospetto che quell’Editto non sia mai stato cancellato. Né Luttazzi, né io, siamo più rientrati dalla porta principale.

Con l’età stare fuori mi pesa di meno. So di essere un individuo indigesto alla Destra, alla Sinistra e perfino a Grillo, che con me qualche debituccio ,a essere onesti, dovrebbe sapere di averlo. Nei corridoi di Rai Due e di Rai Tre, non ci sono mie foto e nemmeno un disegno delle mie scenografie. Eppure ho fatto trasmissioni che hanno battuto diversi record e hanno segnato, comunque la si pensi, molti anni di televisione. Anche i record d’ascolto di La7 sono miei; e anche lì non credo ci siano fotografie a ricordarlo.

In quella versione storpiata di Bella Ciao c’era la rivendicazione orgogliosa di una diversità a cui tengo e dei valori di libertà in cui credo. Valori che non dovrebbero mai essere sacrificati alla ragion politica. “Stonai””Bella Ciao”, non soltanto contro Berlusconi ma contro chi si proponeva di sostituirlo al governo, senza avere la consistenza culturale e morale per farlo. Cosa che, in seguito, è diventata lampante ed evidente a tutti.

Allo stesso modo oggi le Sardine oggi ci ricordano che il problema non sono Salvini e la arrembante Meloni; e nemmeno il demone dell’intolleranza e dell’odio per il diverso che tanti italiani coltivavano di nascosto e che è venuto alla luce con l’aiuto Grillo: “non ci sono più la destra o la sinistra”; “i partiti sono morti”; “ è venuto il tempo della democrazia diretta”. Il problema è la debolezza di chi pretende di rappresentare un’alternativa e continua a rimestare nell’ambiente melmoso degli apparati per cambiare tutto senza che niente cambi. Si perde l’Umbria? La prossima volta vinceremo. Si scende dal venti al diciotto nei sondaggi? La prossima volta risaliremo. E alla Rai? Ci vorrebbe un amico, un direttore, un vice, un caporedattore. Per far che? Nessuna risposta.

Oggi alla democrazia manca una gamba; e nessuna democrazia può reggersi su una gamba sola. E il PD, l’ultimo baluardo? Francamente penso che pesi in maniera decisiva il modo in cui sono stati cooptati deputati, senatori, dirigenti, molti dei quali non rappresentano che se stessi e non sono in grado nemmeno di convocare una riunione di condominio.

Per questo, dire “ Viva le Sardine!” non basta. Mi verrebbe da fare come Ciccio Ingrassia in Amarcord, quando sale su un albero e grida: “Voglio una donna!”. Mi verrebbe di salire su un albero e gridare:” Voglio un partito!” . Zingaretti mi dia pure del pazzo. Ma faccia qualcosa, canti anche lui la sua versione di Bella Ciao invece di intonare il solito ritornello “ se prima eravamo in dieci a ballare l’hully gully adesso siamo in otto a ballare l’hully gully, se prima eravamo in otto a ballare l’hully gully adesso siamo in sei a ballare l’hully gully”. E così via discendendo.