CORONADELIRIUS “Domande in una bottiglia”



Sono nato storto. Dunque non ci posso far niente se vedo le cose in maniera differente. Chiedo scusa in anticipo per quello che dirò. Comunque è destinato a pochi. Ci hanno promesso che “tutto andrà bene e il mondo non sarà più lo stesso”. E immediatamente Fiorello, centocinquanta cantanti di Sanremo, Fedez, la Ferragni e perfino Vespa si sono fatti garanti del cambiamento. Perciò i vecchi entusiasti sventolano il tricolore abbracciati ai nipoti e si sporgono al davanzale per urlare, come Mazzini e Garibaldi, che “sono pronti alla morte”. Chi è il nemico? Il virus e i suoi alleati. Che stavolta non sono i neri o gli zingari ma chi corre nei parchi e porta a spasso il cane. Il frastuono della maggioranza è tale che da cittadino osservante delle regole (che non vuole invitare nessuno a rifiutarsi di rispettarle) mi limito a infilare qualche domanda in una bottiglia.

I focolai partono tutti dagli ospedali, dagli ospizi e, sospetto, dai supermercati dove si mettono in fila per ore persone molto anziane. Siamo sicuri che chi è a rischio e i luoghi a rischio siano monitorati e protetti efficacemente? Siamo sicuri che i medici che curano i pazienti con Coronavirus ancora oggi non si occupino di altre patologie e di altri pazienti? Siamo sicuri che tutti i reparti specializzati siano assolutamente separati dalle altre zone degli ospedali? Siamo sicuri che gli impianti di aerazione dei supermercati e degli ospedali siano stati rivisti, adeguati e bonificati? In quanto tempo le nostre aziende produrranno mascherine e macchine per la respirazione? Continuiamo pure a cantare “Azzurro” e “Battisti” e “Io sono un italiano”; dimentichiamo che il nostro inno fino a pochi giorni fa era “Finché la barca va”; accettiamo che i talk che “erano morti” siano diventati “un servizio essenziale”; ascoltiamo con interesse gli stessi “esperti” ripetere fino allo sfinimento le stesse cose; consideriamo indispensabili le auto con gli altoparlanti che, quasi Savonarola, ci invitano a rimanere tappati in casa; limitiamoci soltanto a escludere dai provvedimenti necessari i cecchini che De Luca metterebbe sui tetti a guardia della salute pubblica. Ma in cambio qualcuno ci spieghi perché abbiamo più morti della Cina, della Corea del Sud, e di Francia e Germania. Solo “perché c’è ancora tanta gente in strada”? Mi pare che il governo, che gode della impotenza di una opposizione, che si limita a chiedere di proibire ogni giorno “una cocuzza di più”, e dei governatori, che implorano di chiudere tutto il cocuzzaro, ci debba qualche precisa risposta, rassicurandoci sul fatto che non stia scaricando su di noi le sue responsabilità. Altrimenti stiano a casa anche i ministri. E governino gli scienziati, affiancati dal solito Bertolaso con pieni poteri. Lui saprà chiudere di sicuro ciò che va chiuso e riaprire ciò che è veramente indispensabile: i centri massaggi.

Michele Santoro, 22.03.2020