CORONADELIRIUS “Chi si ferma è perduto”



Basta aspettare e la verità si fa strada. I focolai che si sono sviluppati nelle corsie degli ospedali sono la prima causa del contagio. Ma, per favore, non associatemi a quelli che dicono che le misure di distanziamento sociale non servono a niente.  Gli inglesi, gli svedesi, i danesi hanno scelto strade diverse. Anche quei Paesi vanno considerati un laboratorio. Non demonizziamo nessuno. Vedremo in seguito chi sono i primi della classe. Possiamo, invece, affermare, senza sbagliare, che  il virus non si sconfigge con i carrarmati ma con l’intelligence. Analizzando i dati. Anticipandone le mosse. Monitorandone i percorsi. Selezionando gli obiettivi per fermarlo. Soprattutto proteggendo i più deboli. Ma anche solo per far questo, la maggioranza di noi non può restarsene chiusa in casa a tempo indeterminato, in attesa di un’ora X che non si sa quando arriverà e di sicuro non arriverà presto. Deve muoversi, agire, produrre. Con cautela, disciplina ferrea e un passo dopo l’altro. Servono mascherine, macchine per la respirazione, lettini; e tamponi, test rapidi, farmaci. Dobbiamo produrcele da soli. I nostri medici, infermieri, scienziati, lavorano alacremente.  Non possiamo starcene fermi aspettando che ciò che ci serve arrivi dal mondo e continuando a indebitarci con acquisti sul mercato nero. Si parla sempre della seconda guerra mondiale. Mio padre a quel tempo era un tecnico in una fabbrica del nord. Con i suoi compagni di lavoro, sotto i bombardamenti, si preoccupò di mettere al sicuro le macchine che sapeva sarebbero state necessarie per la ripresa. Rischiano i runner, i trasportatori, gli agricoltori. Perché gli altri no? Conte ha pienamente ragione a dire che bisogna separare il denaro che va speso per contrastare il virus dal debito che abbiamo accumulato. L’intera Europa deve contrarre un mutuo per far fronte a un’emergenza che è comune. Ma non sarà facile far digerire questa soluzione ai tedeschi, che non considerano di certo eroi gli italiani tappati in casa. Eppure sono in tanti quelli che già oggi non sanno dove sbattere la testa. Prima di tutto quelli abituati a lavorare a nero. Ma come facciamo a aiutarli? Servono soluzioni virtuose, che tendono la mano e chiedono qualcosa in cambio. Draghi ci spiega che senza esitare bisogna mettere subito liquidi in circolazione a sostegno delle imprese e di tutte le categorie colpite per evitare una terribile recessione. Rinviare le tasse è necessario ma non basterà. Allora non perdiamo nemmeno un minuto. Per esempio, quali sono gli impedimenti burocratici che intralciano le imprese e ritardano i lavori pubblici? Confindustria lo dica, faccia le sue proposte, e i sindacati pure. I tribunali vanno a rilento; si può lavorare da casa per informatizzare completamente la giustizia e prepararsi a ripartire con un piede più veloce? C’è qualcosa da semplificare? È il momento di magistrati, avvocati, giornalisti di cercare soluzioni condivise. Poi spetterà alla politica, maggioranza e opposizione, decidere sul come non lasciare nessuno in dietro. Gli ascolti della TV sono cresciuti col coronavirus; ogni sera è un bollettino di guerra. Ma ci si può limitare a questo e a mettere in onda qualche replica? Il Servizio Pubblico riesce a immaginare qualcosa che assomigli alle trasmissioni di Arbore di un tempo per creare un po’ di buon umore? C’è spazio per la Satira? Dalla Rai che hanno voluto i cinque stelle ci si aspettava una rivoluzione. Idee nuove. Talento. Anticonformismo. Libertà di critica. Ma chi ci hanno messo a dirigerla? Funzionari senza qualità che si nascondono dietro  la foglia di fico del solito Sanremo. Il loro maestro gli aveva insegnato che  tanto “uno vale uno”. Non è sempre vero. Qualche volta uno non vale niente.

Michele Santoro, 26 marzo 2020