CORONADELIRIUS “Troppo Azzurro”



Ora anche Roberto D’Agospia si autocertifica scienziato, passando da Rocco Siffredi all’elogio della Clausura. Culi, tette, piselli al vento e patonzole ricordano i bei tempi andati dell’edonismo reaganiano ma sono da considerarsi generi di prima necessità per il sesso a domicilio dei followers. Tra tutto questo mal di Dio, compare una diagnosi definitiva sugli svedesi: “coglioni che adesso fanno, in ritardo, ciò che abbiamo fatto noi con straordinaria velocità”. Il che naturalmente è un falso. Gli svedesi non hanno mai detto che non avrebbero preso, se necessario, provvedimenti più duri per il distanziamento sociale, né hanno ancora deciso di rinunciare alle loro libertà personali. Continuano con l’autodisciplina. Il fatto è che Dagospia i coglioni li conta ogni giorno; consiglio di farlo, se Dio vuole, alla fine dell’epidemia. Fino ad allora, telegiornali e trasmissioni, dovrebbero informare senza pregiudizi su quello che accade nel mondo visto che, purtroppo, ogni Paese sta affrontando la Pandemia in una maniera diversa. Se muore un bambino con Coronavirus, per esempio, episodio per fortuna rarissimo, si dovrebbe spiegare di quali malattie era affetto. Se muore uno stimato addetto della scorta del Presidente Conte di 52 anni si dovrebbe fare altrettanto. La privacy è stata già violata comunicando il nome e il cognome di una vittima del coronavirus. Anthony Fauci, il severissimo superconsulente che tira le redini di Trump, dice: “Se la gente rispetterà le modalità di isolamento sociale non dovremo ricorrere a provvedimenti drastici come quelli adottati in Cina. Se interrompiamo tutto in modo drastico, l’impatto sulla società potrebbe essere catastrofico. Faremmo un passo avanti, forse anche due per fermare il virus. Ma quali sarebbero le ripercussioni?”. Il nostro governo, invece, si rammarica di non aver potuto fare come in Cina. Dove il Comitato Centrale decideva quanti figli una coppia doveva avere e i trasgressori venivano messi in galera. I cinesi, per difendere il corpo, si sono ingessati una mano; e sono in grado di riprendere a produrre subito all’80 per cento. Noi ci siamo ingessati il corpo intero. Non raccogliamo nemmeno la frutta e gli ortaggi. Non ci dotiamo di laboratori diffusi per i test e i tamponi, non studiamo misure di sicurezza per le fabbriche, per i trasporti, per la graduale ripresa del traffico di auto e degli aerei. Non abbiamo messo al lavoro categorie e esperti per informatizzare e sveltire ogni pratica burocratica e ogni sentenza, come chiede oggi Zingaretti di fare. Attenti, però, a farlo notare. Altan con un omino in felpa da Protezione Civile sintetizza in maniera geniale: “Polemiche consentite una alla volta nelle vicinanze della propria abitazione”. Diritto di critica rinviato alla Fase 3. Quando forse qualcuno, non oso pensare sarà il governo, sentirà la necessità di dire alla Rai che la guerra è finita e bisogna ricominciare ad usare microfoni e telecamere e giornalisti. Con l’eccezione di Report, che il suo lavoro continua a farlo come sempre, e di Bruno Vespa che è già pronto per la Fase 5. Forse allora qualcuno ci spiegherà cosa accade ai popoli che dipendono dal petrolio e rischiano di morire di fame o alle compagnie aeree o agli addetti al Turismo. Al momento cantiamo e balliamo  su questo Titanic che sta affondando nella decrescita: niente spostamenti, niente consumo di energia, l’aria pulita di un cimitero; ma è una decrescita felice. “Azzurro il pomeriggio è troppo azzurro e troppo lungo per me”. Troppo.

Michele Santoro, 6 aprile 2020