CORONADELIRIUS “Ultimo messaggio in una bottiglia”



I leccaculo del governo sono salutisti. Leccano con la mascherina. Gli scienziati continuano a ripeterci che di questo virus “sappiamo ancora troppo poco”. I salutisti, invece, hanno capito tutto: “Meno gente gira per strada, meno gente muore”. Dunque in Francia, dove c’è l’ora d’aria per tutti (uno vale uno e uno più uno fa due), dovrebbero avere dieci volte i morti che abbiamo in Italia. Per fortuna dei francesi non è così. Si potrebbe anche registrare una strage di cassieri nei supermercati. Per fortuna di questi eroi poco celebrati, non è così. Gli scappati dal Nord avrebbero dovuto diffondere il virus a velocità della luce. Per fortuna del Sud non è così. La matematica non va più di moda. Comanda la virologia. La mattina per distrarmi sento alla radio “Il ruggito del coniglio”, una trasmissione che mi risolleva l’umore. L’altro giorno ha ospitato una telefonata seria di una ragazza italiana. Chiamava da Tallinn, capitale dell’Estonia, dove è rimasta bloccata dall’epidemia. “Cosa fate da quelle parti?”. Risposta: “Usciamo poco, mangiamo in casa, stiamo attenti. Si va fuori per comprare il necessario e fare qualche passeggiata. Non ci sono le limitazioni severe che ci sono in Italia”. I due conduttori si sono incuriositi: “Come, non ci sono regole come le nostre? Ah, abbiamo capito, la situazione non è grave come da noi. Non siete così in pericolo”. “Veramente, il numero di contagiati, rapportato agli abitanti è quasi lo stesso. Il fatto è che qui la prendono così”. Poveri Estoni che non hanno la fortuna di avere come Presidente Gallera! Le cose in Lombardia sono organizzate così bene che i tamponi nelle Case di Riposo arriveranno nella Fase 3 e le limitazioni finiranno nella Fase 7. La necessità di ripartire viene sbertucciata dai salutisti a cinque stelle che interpretano l’appello di Confindustria a un’esortazione al suicidio. Che bisogno c’è di riaprire le fabbriche se Di Battista ha pronta la soluzione per affrontare qualsiasi emergenza economica, il Reddito Universale? Lo  faremo controfirmare a Grillo a garanzia “il pagherò” delle prossime generazioni. I sindacati chiedono misure di sicurezza per i lavoratori. Giusto. Ma Di Vittorio, Lama e Trentin avrebbero avuto il coraggio di dire qualcosa di più. Mi batto contro gli omicidi bianchi e per i diritti di chi lavora da quando sono nato, non accetto di passare per “servo dei padroni”; ma tra chi vuole continuare a star fermo e la Confindustria, scelgo la Confindustria. Il Paese deve rialzarsi. Un’ultima cosa. In questi giorni, per ribadire il primato della politica sui medici, ho sentito spesso paragonare Di Bella al millantatore del metodo Stamina. Luigi Di Bella non era un ciarlatano. Era un medico molto anziano e un ricercatore fisiologo che non ha mai sostenuto di avere scoperto una cura efficace per curare il cancro. Lo hanno fatto suo figlio e certi politici di destra che strumentalizzarono lo spirito di rivincita di un uomo che si sentiva umiliato dai “Baroni della Medicina”, che gli avevano impedito di diventare Professore Universitario. Il metodo, con una combinazione di farmaci diversa per ogni malato (come si fa oggi per il coronavirus in mancanza di un vaccino) tentava empiricamente di impedire la crescita di cellule malate, facendo “morire di fame” le cellule tumorali. Ancora oggi è una delle ipotesi principali per trovare una cura efficace. Prima che la tv, grazie a me e a Riccardo Iacona, scoprisse questo medico di provincia già adorato da legioni di malati, Di Bella aveva cercato invano di conquistare l’attenzione dei media. Dopo l’enorme clamore delle mie trasmissioni gli stessi giornalisti e conduttori che lo avevano respinto se ne impadronirono pagando somme importanti. Un vero schifo. Ma più dei soldi contò che Il Ministro della salute, Rosy Bindi, accettasse l’invito al confronto che io le avevo ripetutamente rivolto invano insieme alla richiesta di una sperimentazione ufficiale secondo i canoni internazionali (confrontando 100 casi trattati col “metodo” e 100 con la chemio di identica gravità). Si varò una sperimentazione abnorme e crudele, con 5000  disperati che fecero a botte per prendervi parte. E si scoprì quello che già si sapeva, che il metodo Di Bella non curava il cancro. Naturalmente non si fece niente per capire se in quella combinazione di farmaci potesse esserci qualcosa di utile per la ricerca. I Baroni della Medicina, tuttavia, non ne uscirono senza perdite. La dittatura del Protocollo fondato sulla chemioterapia venne scalfita e vennero ribadite la libertà del malato e il suo diritto ad essere correttamente informato. Oggi il malato è l’Italia e ci viene imposta una cura senza spiegazioni adeguate, togliendoci ogni facoltà di decidere. Per questo ho cominciato a scrivere questa nota come un messaggio in una bottiglia per poche persone, senza clamore, senza partecipare a trasmissioni televisive. Senza auspicare crisi di governo. Un semplice contributo a ragionare. Qualche parola scritta da sbattere in faccia domani ai leccaculo salutisti. Mi fermo qui. Aspetto il 25 aprile. Che sia la Pasqua rinviata, il giorno della liberazione reale. Non virtuale. Se non sarà così dovremo fare qualcosa. Che cosa? Ci sto pensando. Auguri a tutti. E a presto.

Michele Santoro, 9 aprile 2020