Con Draghi quasi amici



 

Caro Draghi,

il suo governo per realizzare almeno in parte il programma che gli attribuiscono i giornali dovrebbe durare non solo fino alla fine di questa legislatura ma della prossima. Non è possibile, infatti, essere sicuri che i miliardi dell’Europa raggiungano l’obbiettivo che si prefiggono di creare nuova ricchezza nello spazio di pochi mesi. Né si possono immaginare riforme lampo dell’Amministrazione, della Giustizia e del Fisco.

Passi che fingano di crederci Grillo e Salvini. Sono abituati ad attaccare l’asino e i loro followers dove vuole il Padrone-Internet e a scegliere Franza o Spagna basta che se magna. Il poco che resta dei partiti dovrebbe, invece, interrogarsi in merito a quale conclusione potrebbe portarci una messa in mora della Politica troppo lunga.

Mi creda, non sono il solo ad essere disgustato dall’interminabile kamasutra dei leader che, in nome del solito interesse del Paese, cercano nuove posizioni per continuare a sodomizzarci senza avere uno straccio di idea sul futuro. Sono, però, tra i pochissimi che si ostinano a credere che mandare la Democrazia in letargo ci farà pagare un prezzo molto salato.

La Pandemia è stata gestita spedalizzando gli italiani, passivizzandoli, abituandoli a essere governati per decreti da un Premier travestito da medico. Ciò non è avvenuto senza conseguenze.

Come si spiegherebbe altrimenti che al Conte 1 di Lega e Movimento5 Stelle credevano l’ottanta per cento degli italiani, al Conte 2 di Movimento Cinque Stelle e centrosinistra il sessantacinque e a credere in lei, si prevede, saranno il novanta per cento?

Gli italiani saltano ormai come grilli da una scommessa all’altra, sempre puntando l’interesse del Paese, una moneta fuoricorso che non vale niente. Morto un leader, se ne fa un altro, amori passeggeri, una scopata e via.

Qualche illuso decanta i successi del Conte 2, immaginari come le imprese di Don Chisciotte, ma non c’è in giro gente che si strappa i capelli per la sua dipartita. L’avvocato del Popolo i cambiamenti oggi ritenuti indispensabili nemmeno li aveva messi all’ordine del giorno, Ministero della Transizione Ecologica compreso. È un’idea che sarebbe dovuta venire prima che ci si impegnasse con la App Immuni. Nel frattempo abbiamo spento la scuola e la cultura, spendendo cifre folli per accessori sanitari e rotelle.

Non avendo troppi rimpianti e non avendo amato il suo predecessore grillino, uno e due, difficile che mi innamori di lei dopo che l’Elevato ha deciso di ribattezzarla così indicandole la strada di una vita nuova.

Resti Mario Draghi e ci risparmi l’inutile e estenuante di una Fase 2, adottando la vecchia massima che chi ben comincia è alla metà dell’opera.

Credo che la Politica sia indispensabile per due ragioni: la prima è che una buona classe dirigente in democrazia è il risultato di una gara limpida tra partiti, visioni e interessi diversi alla quale partecipa responsabimente la maggioranza degli elettori; la seconda è che le riforme indolori non esistono, non sono tram sui quali si sale senza pagare il biglietto.

Dunque, caro Draghi, io non la sposo. Da socialista un po’ anarchico quale mi considero, non me la sento di promettere fedeltà a un tecnocrate di cui riconosco le capacità e le qualità ma non so se rappresenta l’Italia che mi sta a cuore. Ah, mi scusi, dimenticavo, non dica anche lei che rappresenta l’interesse del Paese. Come Grillo, Salvini, Zingaretti, Calenda, Renzi e la Meloni. Non mi ripaghi con la stessa moneta scaduta.

Penso che sia giusto affidarci a lei per un tempo limitato, non per realizzare impossibili riforme ma pochi chiari provvedimenti che aiutino il fisco, la giustizia, la scuola ad essere meglio di quello che sono. Imposti il Piano di vaccinazione e il Piano per spendere bene i soldi dell’Europa, usando la sua indubitabile competenza per evitare che si disperdano o si sprechino risorse accrescendo il debito pubblico. Può anche aggiungere, se vuole, soluzioni definitive per Alitalia e Monte Dei Paschi liberandoci dal male. E così sia.

Dovrebbe, però lasciar fuori i Partiti e i che dir si voglia Movimenti. Potranno recuperare più facilmente una capacità di proposta, qualche ragione ideale, il senso di una missione e di una differenza. Non basta dire Europa, se lo fa anche Matteo Salvini. Lui europeista non lo nacque modestamente, lo diventò più per miseria che per nobiltà. Temo che quelli che oggi si affollano per salire sulla sua zattera non impareranno a nuotare da soli.

Caro Draghi, purtroppo prevedo che non mi ascolterà. E perciò io non la sposo. Non ho l’età per un’altra ammucchiata; ma se mi porta al voto con un vestito decente e senza rattoppi vistosi, allora le resterò affezionato per sempre. Che ne dice? Potremmo essere quasi amici.

 

Michele Santoro